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Il crimine mondiale investe (nel)l'ambiente.

Nel mondo tra il 2014 ed il 2015 i reati ambientali sono aumentati del venticinque per cento, e “pesano” come quarta attività criminale mondiale. 

E’ la notizia che molta stampa affianca alla celebrazione dell’odierna Giornata Mondiale dell'Ambiente (WED),in occasione della quale è stato diffuso dal Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) e l'Interpol, il Rapporto The rise of environmental crime.La crescita dei crimini ambientali, un titolo di per sé molto chiaro.

Tra gli articoli consultati,che consiglio nella forma originale, mi colpiscono le dichiarazioni di fonte Interpol sulla pericolosità, complessità e vastità delle tipologie di crimini ambientali, insieme all’appello con cui si chiede alla comunità internazionale  di prendere provvedimenti efficaci per contrastare il fenomeno.
Una richiesta che interpreto come campanello d’allarme non sottovalutabile.

Dallo sfruttamento illegale delle foreste(i cui proventi sono riciclati nei paradisi fiscali )ai casi di frode nel Carbon credit (i “certificati”di riduzione della emissione di CO2), dal commercio illegale di fauna e flora selvatiche al traffico di rifiuti pericolosi passando per il bracconaggio. I campi di azione delle organizzazioni criminali che flagellano l’ambiente sono innumerevoli e redditizi: tanto che il trascorso decennio ha visto la criminalità ambientale aumentare dal 5 al 7% all’anno superando il traffico illegale di armi leggere, settore quest’ultimo che genera profitti valutati in 3 miliardi di dollari.
Il valore dei crimini contro l’ambiente raggiungerebbe  oggi un ammontare situato tra 91 e 258 miliardi di dollari; solo droghe, il moderno schiavismo(la tratta di esseri umani) e la contraffazione hanno cifre superiori.

Accantonato il capitolo mondiale, un parallelismo con il nostro paese mi è d’obbligo.

Penso che in Italia i crimini ambientali siano considerati ancora da troppe persone reati 'di serie B’, ma questa è mia personalissima convinzione che rispolvero -ad esempio-ad ogni discarica abusiva nella quale mi imbatto nel territorio in cui abito.
Di fatto però le violazioni ambientali nel Belpaese per anni sono state sanzionate con inefficacia.
Una prova è costituita dal risalto mediatico per quanto avvenuto lo scorso maggio, infatti da poco più di un anno ci siamo dotati di una legge con la quale sono diventati punibili con maggiore severità una serie di comportamenti contro l’ambiente,introducendo nuovi reati penali(vedi).
Per quanto si trattasse di una normativa attesa oltre vent’anni che,spero, inciderà nella lotta agli ecoreati,è doveroso sottolineare come la buona notizia dell’avere un provvedimento del genere sia  mitigata da una serie di argomentazioni (tra le quali quelle di Peacelink) che mostrano le falle di essa,punto quest’ultimo che vale davvero la pena di approfondire a parte, in quanto basato sulla formulazione stessa della legge.

E se una legge con buone intenzioni (proposta da PD M5S e SEL) costituisce un passo in avanti, la natura degli ecoreati richiede comunque un’attenzione particolare.
Non tutto il territorio nazionale è “Terra dei Fuochi” ma,come a livello mondiale, la tipologia di reati è vastissima.
Dal traffico (con truffe annesse)di rifiuti, agli scarichi fuori norma (non è superfluo ricordare che la nostra zona ha il problema degli scarichi -legali- ma “in deroga” nel fiume Olona),dal superamento delle emissioni in atmosfera all’abusivismo edilizio, i campi toccati dai possibili illeciti sono i più disparati e sono da affrontare con maggiori risorse e politiche mirate.

Oltre a questo,simili problemi non si cancellano solo inasprendo le leggi(la repressione) ma aumentando i controlli sul territorio. Infatti, possiamo fare la legge più severa del mondo, ma senza controlli e soprattutto senza una accresciuta e forte coscienza sociale non solo la battaglia contro le ecomafie potrebbe essere difficile da vincere…si potrebbe perdere anche solo quella contro l’abitante del paese vicino che per sfuggire alla tariffa puntuale abbandona i rifiuti nel territorio del confinante comune.

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