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Accam:Si decide di non decidere..o no?

L’assemblea dei soci di Accam-leggi i sindaci che costituiscono il consorzio- rinviando
l’approvazione del bilancio della società, fatto avvenuto lunedì scorso sceglie di prendere tempo per l’ennesima volta.
La cronaca riporta come il nostro comune,(per bocca del vicesindaco Luminari) sia in prima fila nel chiedere che la votazione slitti, di fatto riaprendo lo scenario che il 2021 diventi la data di chiusura per il “brusadanè” di Borsano.

Certo, a quanto leggo Legnano non è sola in questa frenata.Le quote societarie parlano del 68% dei soci(dove i comuni più grandi,contano di più) avallanti la proposta proveniente da Palazzo Malinverni.
La nuova data entro la quale potrebbe conoscersi il destino dell’impianto diventa ottobre.
I fatti sono riassumibili nelle poche righe sopra.

Dopo elezioni ed il conseguente cambio di amministrazioni in parte del territorio(Busto Arsizio e Gallarate, hanno dei nuovi primi cittadini e maggioranze nuove o rinnovate.Vedi il caso di Busto dove sono in atto sin dal primo Consiglio comunale tensioni interne al centrodestra del neosindaco Antonelli) in sostanza la questione Accam sembrerebbe non portare a nessuna risoluzione,mentre ormai da anni si naviga a vista.
O meglio pur lasciando che la barca Accam vada alla deriva,con la sua rotta preda delle tante parole spese (da quasi tutti), il tanto ponderare soprattutto di alcuni, le cautele un giorno sull’occupazione un giorno sulla salute, sui costi (le penali da pagare nel caso di dismissione ma i costi ugualmente da sostenere per rendere operativo anche per pochi anni l’inceneritore tramite i filtri, che sembra pesino sui bilanci forse più che le penali) e sugli approcci ideologici o meno alla questione,stanno lentamente mettendo i presupposti perché ad una soluzione si arrivi ugualmente.
Per carità nessuno ha la sfera di cristallo, e le mie sono illazioni,ma una soluzione alla quale si potrebbe arrivare contempla l’ipotesi che danneggi meno il consenso intorno agli attori della rappresentazione dando la colpa del semi-revamping(per ora, nel 2021 se ne riparlerà) alla congiuntura economica negativa, all’impatto “devastante” sui bilanci comunali alla via obbligata del raziocinio a cui tocca sacrificare un pochino di qualità della vita, tanto alla prima stagnazione dell’aria i valori dell’inquinamento non saranno esclusiva colpa (e ci mancherebbe) di Accam.


Spero di sbagliarmi come spero di valutare male come il ruolo e gli abiti della Cenerentola sembrino toccare al progetto della Fabbrica dei Materiali dei quali si è persa traccia -almeno come resoconto giornalistico-nell’incontro di lunedì,un vestito già cucito nel corso del dibattito avvenuto nell’aula del consiglio comunale legnanese dove lo stesso Luminari (rispondendo ad una interrogazione dei 5stelle)e citando uno studio di fattibilità della stessa (molto contestato dai detrattori peraltro)ne ha quasi cantato il deprofundis, pardon ne ha ponderato la scarsa praticabilità.

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