Undici Settembre


Undici Settembre Duemilaundici.
Sono trascorsi dieci anni dalla tragedia delle torri gemelle a New York. Probabilmente per molti è difficile pensare che sia davvero passato in decennio, tanto che nella stampa il tema ricorrente riguarda la raccolta di testimonianze sul dove ci si trovasse l'11 Settembre 2001.
Esercizio di memoria collettiva probabilmente inevitabile su un'avvenimento che ha segnato così profondamente l'inizio del millennio, 
Io ricordo dove ero, ma quello che preferirei ricordare a dieci anni di distanza, è il significato che vorrei dare a questa data, che molto banalmente ho visualizzato nell'immagine sopra.


Penso di essere chiaro, ma purtroppo ho l'impressione di essere eccessivamente ottimista, scontato e al limite del ridicolo a sperare che dopo dieci anni si possa cominciare a parlare in altri termini dei rapporti tra Occidente e Oriente.
Me lo fa pensare ad esempio come titolavano in Italia alcuni giornali apparsi nei mesi scorsi in occasione della strage avvenuta in Norvegia la cui attribuzione veniva attribuita senza ombra di dubbio a terroristi islamici o fondamentalisti, incrollabile certezza fatta di inchiostro svanita in breve nell'apprendere che il responsabile era un individuo di ben altro genere.
Un esempio non fa casistica ovvio, ma potrei citarne altri, sempre banalizzando, per conseguenza temo che nel mondo, come nel nostro paese i postumi della ferita inflitta agli Stati Uniti siano ancora molto, troppo, legati ai vantaggi di chi per ragioni politiche o economiche ha più interesse a vivere in uno stato di guerra continua.Come nel film interpretato da Alberto Sordi, "finchè c'è guerra, c'è speranza" la realtà di un conflitto non è solo legata agli aspetti delle distruzioni e miserie che esso porta ma all'innesco di un parallelo ciclo economico che porta grandi ricchezze a chi è in grado di sfruttarle.
Una vera manna per i cinici, ma quali prospettive rimangono per chi ambirebbe a voltar pagina?

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