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ALLUVIONI

Alcuni giorni prima che il sudario liquido inghiottisse uno degli angoli più belli del nostro paese, avevo letto nei quotidiani i dati che fotografavano una situazione nota ma a cui non si riesce a porre rimedio.
Il dieci per cento della popolazione italiana vive in aree ad elevato rischio idrogeologico*situazione definita come tale dal rapporto 2010 del centro studi del CNG(consiglio nazionale dei geologi).Tra i dati del rapporto stilato dal CNG e Cresme a cui il citato articolo riporta, vi si può trovare il numero che fa riferimento agli edifici"a rischio frane e alluvioni"(1.260.000)e la stima del costo del dissesto idrogeologico dal dopoguerra ad oggi, quantificata in  213 miliardi di euro.

La cementificazione selvaggia è al posto d'onore tra le cause di questa situazione che evidenzia dei paradossi che sarebbero gustosi se solo non avessero dei risvolti da tragedia, fatta di vittime, di paesi spazzati dal fango e da piene che nei propri flutti trascinano la storia delle persone e dei territori in cui avvengono.
Il paradosso principale ha ottenuto l'onore delle cronache, quando, sempre nello stesso periodo, ovvero una decina di giorni prima dell'esondazione in Liguria e Toscana,il ministro Prestigiacomo  minacciava che non avrebbe votato né in Consiglio dei Ministri né in Parlamento una Legge di Stabilità che di fatto cancellava il ministero dell’Ambiente. 
Erano principalmente a rischio insieme alla tutela di Parchi ed aree Marine o alla lotta all'inquinamento, proprio le risorse destinate alla prevenzione del dissesto idrogeologico.
In extremis i fondi, o meglio una parte di essi, sono stati recuperati** ma rimangono scarsi. Infatti secondo dati WWF, il Ministero dell’Ambiente pur con questa iniezione di risorse rimane al 50% della disponibilità economica lasciata dal Governo Prodi.
Il risultato politico a favore della coesione di facciata della maggioranza, viene dato dalla scongiurata minaccia di abbandono del dicastero da parte della ministra, la cui principale occupazione mi pare essere legata a questo continuo ricorso alla disponibilità a dimettersi per protesta nei confronti di un Esecutivo poco disposto nei confronti del Ministero da lei diretto.  
Scorrendo la cronache recenti si evince come in poco più di due anni sia ricorsa tre volte***a questo tutto sommato debole espediente, per cercare di salvaguardare un Ministero che proprio non piace alla maggioranza di governo a cui appartiene, impegnata a decurtarne competenze e svuotare il portafoglio.
Penso che nel momento in cui si lesina negli investimenti a favore della prevenzione le responsabilità diventino più evidenti, e per la parte che ne compete la Politica deve assumerne gli oneri, l'azione del Governo si giudica a mio giudizio da sola.
E questo mi porta a scendere un gradino dalla politica nazionale e addentrarmi in quella "minore" dove amministratori che concedono autorizzazioni a costruire dove non lecito ci sono, ma a salvaguardia del territorio per questi atti ci sono leggi, l'importante è applicarle e voglio continuare a credere che l'illegalità sia eccezione e non regola.
Agli amministratori che fanno il proprio lavoro i problemi che si prospettano sono di tutt'altra natura e volenti o nolenti coinvolgono oltre alla loro azione di governo del territorio anche i concittadini che hanno il loro carico di addebiti come sottolinea la lettera che Mauro Galliano, Assessore Comune di Sant’Ambrogio, piccolo paese all’imbocco della Valle di Susa, al presidente della Repubblica, che invito a leggere.
La lettura della testo fotografa la realtà della necessità per i Comuni di poter incassare oneri di urbanizzazione e quindi mantenere sano il bilancio del Comune, e questo significa cemento perché, aggiungo io di tasse gli Italiani non ne sentono parlare volentieri (e ci mancherebbe) soltanto che l'indignazione per un carico fiscale eccessivo non comporta uguale indignazione per gli sprechi e le opere inutili.
Ugualmente l'assessore si autoaccusa come cittadino quando delega alla partecipazione diretta, alla cittadinanza attiva e lascia che presunte “scelte strategiche" siano condizionanti rispetto a quelle di minore impatto "mediatico" e sottraggano denaro alla manutenzione del territorio,alla messa in sicurezza delle scuole,ed altri aspetti presenti nella lettera che "creerebbero moltissimi posti di lavoro immediati e diffusi su tutto il territorio nazionale, ma soprattutto controllabili dagli enti locali e non fagocitati dalle scatole cinesi del General contractor o peggio dalla criminalità organizzata".
Si può concordare o meno su parti dello scritto dello stesso Galliano ma la fotografia della situazione è abbastanza impietosa e quella che più calza alla realtà dei fatti.
Ad essa si aggiunge il fatto che prevenire costa meno che curare.
Farsi dettare le priorità dall'industria dell'emergenza, porta a costi insostenibili per le popolazioni, senza ottenere alcun risparmio per le casse pubbliche, che dovendo risanare spendono molto più di quanto avrebbero speso se avessero prevenuto, da questo estratto della posizione di Legambiente si determina l'aspetto importante che deve essere in prima fila nell'attenzione del governo del territorio.Nella stampa viene citato l'esempio che riguarda il geologo messinese, che dopo una frana inventariò gli interventi da operare contro un nuovo smottamento: quantificata la cifra non trovò fondi disponibili dalla Politica.In mancanza di interventi di lì a poco si staccò un pezzo di montagna che rotolò verso il mare, distruggendo un paese intero (Giampilieri) e 37 cittadini.
Il costo per sanare il danno ammontò al triplo rispetto a quello che avrebbe evitato tutto, e i soldi trovati ma i morti, però, non tornarono in vita.
Messina, Caldogno, Monterosso, quanti paesi dovranno essere colpiti ancora prima di cambiare rotta?

*fonte:Repubblica, (29.500 KMQ) 
**300 milioni di cui 150 a valere sui fondi della banda larga e 150 sulla quota nazionale del Fondi di Servizio. Inoltre, per dare continuità nei prossimi anni alle politiche per la prevenzione del dissesto idrogeologico sono stati previsti per il Ministero dell’Ambiente 500 milioni di fondi FAS fonte Ministero Ambiente :http://www.minambiente.it/home_it/showitem.html?lang=&item=/documenti/comunicati/comunicato_0231.html
***lo scorso novembre le diede poi le ritirò, le aveva minacciate nel luglio 2009 quando erano in bilico le competenze ambientali su reti energetiche e nucleare.


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