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INDIGNATI...


Dopo i fatti di ieri a Roma nel corso dello svolgimento del corteo degli "indignati" bisogna sottolineare quanto era apparso in precedenza negli scritti di alcuni giornalisti (come Massimo Gramellini) o semplici commentatori, ma soprattutto nei pensieri di un mucchio di persone che avevano paventato e temuto il rischio che
puntualmente si è verificato.
Un pericolo costituito da una vetrina rotta, o un gesto plateale di qualche idiota a far sì che il giorno dopo le cronache parlassero di questo e non delle motivazioni che hanno spinto centomila e più persone a sfilare per le strade della capitale, e che è divenuto prima realtà e poi superato dalle scene che riempiono i media. 
Purtroppo le devastazioni e gli scontri che si sono susseguiti ieri hanno superato i timori della vigilia e a Roma ieri non è stato sufficiente sfilare in un corteo composto per il 99 per cento (per parafrasare lo slogan scelto da Occupy Wall Street,"Noi siamo il 99 per cento")di manifestanti pacifici  per avere partita vinta su di una minoranza di violenti.
Sono convinto che il bavaglio che le azioni di questi professionisti del sanpietrino hanno cercato di mettere alle ragioni ispiranti la mobilitazione non  sarà definitivo. Ci si può aggrappare alla speranza rappresentata dal fatto incontrovertibile che a Piazza San Giovanni non si verificava l'epilogo di un isolato episodio di dissenso, ma che una rete di iniziative ha toccato quasi mille piazze in tutto il mondo, accomunate dal dito puntato contro il mondo finanziario percepito come il fulcro di gran parte della loro condizione di difficoltà.
La riflessione su questo punto può essere condivisibile o meno, ma per fare in modo che abbia dignità di argomento di discussione bisogna che arrivi ad una più vasta platea e soprattutto che non sia accompagnata dagli aspetti deleteri che per causa delle azioni di alcuni, rischiano di vanificare uno sforzo collettivo che non capitava da molto tempo.

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