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Ricuciamo l'Italia!


Oggi la "Repubblica"ed il "Fatto" scrivono di 20-25mila presenti a seguire l'avvicendarsi dei ospiti che hanno animato sabato pomeriggio l’evento organizzato da Libertà e Giustizia davanti all’Arco della Pace a Milano.Non so quantificare la massa di persone tra le quali mi sono ritrovato in buona compagnia anch'io, ma la cifra mi sembra verosimile.Tanti quindi, che sotto lo slogan 'Ricucire l’Italia' hanno contribuito alla stesura di un'altra pagina del racconto che se avesse un lieto fine porterebbe alle dimissioni del premier. Ma nessuno dei presenti poteva vantare il possesso di una sfera di cristallo per predire quanto riservi il futuro politico del nostro paese e le ipotesi che sono emerse dalle parole dei relatori, da Dario Fo a Travaglio a
Michele Serra hanno spaziato su un territorio nel quale la parola dimissioni (logica conseguenza dell'agire del capo del governo)per quanto fortemente evocata, non possieda a mio giudizio ancora una base concreta.
Vorrei condividere l'ottimismo di Dario Fo quando sottolinea come il suo popolo(quello di B.), non ci sia più, ma penso che la verità sia meglio rappresentata da quanto espresso da Paul Ginsborg: L’uomo è stato sottostimato dai media e dalla stampa. Lui combatte sino alla fine.Il ritratto di Ginsborg è quello che combacia con i miei timori, per conservare il potere egli e i suoi sostenitori faranno del loro peggio ed anche di più.Ad esempio in questi giorni si  discute molto del ricorso ad un ennesimo condono per fare cassa. E per quanto nella stessa maggioranza vi siano divisioni  l'ipotesi non pare così peregrina.
Ciò mi sconcerta,anche solo se si trattasse a bocce ferme di una "boutade".
Il ricorso ad un provvedimento del genere allargherebbe ancora di più le forbici dell'ingiustizia sociale che è già apparsa prepotentemente nella manovra finanziaria appena approvata e di cui molti aspetti negativi sono stati cancellati,per il sottoscritto, non tanto da una analisi ragionata sull'efficacia dei provvedimenti, quanto dalla necessità di  conservare il cadreghino senza irritare la base del consenso dei partiti che compongono questo governo.
Da un governo che io vedo ragionare con queste logiche mi aspetto qualunque tipo di forzatura per proseguire un cammino che ha prodotto pochissimi fatti concreti e tanta aria fritta, un vuoto del quale paghiamo le conseguenze economiche e sociali.
Per tornare alla manifestazione di sabato, le idee e speranze che sono circolate devono trovare una concretezza il cui testimone potrebbe essere raccolto dai partiti di un'opposizione che non si perda in tropi giochi di politica e di potere e che si rendano conto - come ha concluso il giurista Zagrebelsky - che, se questo vuoto non viene colmato rapidamente, è in discussione la democrazia

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