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Da sinistra, dentro il centro sinistra...


Lo scorso venerdì l'incontro con Giuseppe Marazzini alle Strade del fresco ha segnato l'apertura della “Bottega di Giuseppe”. L'occasione era importante, in quanto ha costituito un momento di aggregazione, discussione e scambio di idee in previsione delle scadenze elettorali successive. 

Una sorta di ripartenza dopo gli incontri tenuti nei quartieri della città negli scorsi mesi e che ha permesso di puntualizzare molti aspetti di questa prima fase di confronto con la città e affrontare i temi politici che l'autocandidato sindaco metterà al centro della propria agenda.

La cronaca della serata è già apparsa in alcune testate giornalistiche, alcuni hanno dato risalto agli interventi
delle forze politiche che sostengono Giuseppe Marazzini(PdCi, PRC e Sinistra Ecologia e Libertà) o alle associazioni che ne appoggiano il percorso.

L'intervento di Basilio Rizzo ha costituito un poderoso appoggio e un sincero augurio al candidato, condito da un corollario di utili indicazioni per il cammino che porterà Marazzini al voto della primavera 2012.
La presenza di Sartini della CGIL ha contribuito a centrare su un tema "forte", quello del lavoro, alcune riflessioni.
Tuttavia, lungi da me sostituirmi ai giornali, ed alle interpretazioni che danno (molto curiosa quella del foglio on-line cittadino Legnano News) preferisco riportare pari pari come appaiono nel suo blog gli appunti del candidato sindaco che hanno costituito lo spunto iniziale, e data la condizione di auto-candidatura  non poteva essere altrimenti, della serata del 25.


2. Perché mi sono autocandidato. 
Da tempo avevo maturato la convinzione che, per uscire dall’immobilismo politico, di cui soffre la città di Legnano, bisognava superare la vecchia liturgia dei “tavoli”, che non si ricompongono mai, e dei veti incrociati delle segreterie. Sulla mia decisione ha influito anche il dato storico: dopo “legnanopoli”, nessuno dei candidati sindaci del centro-sinistra ha vinto le elezioni. Solo Stefano Landini del PDS, sostenuto da Rifondazione Comunista (1993), e Salvatore Forte per i DS (1997), anche lui sostenuto da Rifondazione Comunista, sono arrivati al ballottaggio. Mentre Ardo e la Rotondi, quest’ultima sostenuta anche dai Comunisti Italiani, furono sconfitti al primo turno. “Insieme per Legnano”, nelle ultime amministrative, si è presentata come lista “alternativa” ai DS. Quindi mi sono detto: usciamo dai vecchi schemi e proviamo con un nuovo percorso, cioè quello della autocandidatura (nessuna indicazione partitica). Inoltre, la percezione che molti cittadini legnanesi si siano adagiati all’idea che al centro-destra non c’è alternativa mi ha convinto ad agire direttamente. Ho dunque pensato che le “strategie” alternative al ventennio del centro-destra vanno cercate attraverso un rapporto diretto con i cittadini. Da ciò la conseguente azione di recupero di tale rapporto mediante l’informazione, il dialogo e il confronto. Gli incontri avuti nei quartieri, da maggio fino a qualche settimana fa, mi hanno permesso di capire che il rapporto fra cittadini e istituzioni, mediato dalla politica, è molto precario.

3. Un’occasione mancata. 
La mia autocandidatura, salvo un incontro con l’IDV, non è stata presa in considerazione dai responsabili politici della futura alleanza “amministrativa”, perchè, nonostante la mia disponibilità a chiarire il mio passo, è stata classificata fuori dalle regole. “Ma quali regole?” mi sono chiesto, “e scritte da chi? E poi, chi ha stabilito i confini del centro sinistra?” Risultato, chiusura totale ad una alternanza all’interno del centro sinistra legnanese. Ma, penso io, probabilmente alcune decisioni erano già maturate a prescindere della mia autocandidatura. 

4. Unità nella diversità. 
E’ un principio mutuato dalla resistenza e stabilisce che le questioni vanno affrontate con apertura e franchezza, senza ipocrisie. Questo principio, però, non mette in discussione il diritto-dovere di rivendicare il proprio convincimento. Il PD, non c’è bisogno che lo dica io, è una forza politica nazionale importante del nostro Paese, alla quale va dato il merito di iniziative lodevoli. A volte, però, a livello locale, assume indirizzi poco convincenti. Nel sostenere la candidatura di Centinaio, persona alla quale porto stima ed affetto, leggo nella rinuncia da parte del PD locale la paura di aprirsi ad un modo nuovo di far politica. Con la scelta di una coalizione “amministrativa”, scelta legittima, ovviamente, ho avuto la sensazione che si stesse cercando di mettere fuori gioco la sinistra istituzionale, in modo tale da poter marciare, senza impedimenti, verso il centro. E le dichiarazioni del coordinatore del PD, rilasciate alla stampa, non lasciano dubbi: “Centinaio non è il candidato del PD ma di una coalizione che vuole andare oltre il centro-sinistra”. Se si sono sacrificate le primarie per una esclusiva alleanza al centro, che lo si dica apertamente.

5. Chiarezza con gli elettori.
Agli elettori bisogna dire chiaramente come stanno le cose: gli elettori non vanno presi in giro. La mia autocandidatura parte da sinistra dentro il centro sinistra. Se Centinaio rappresenta l’anima “centrista” del centro sinistra, io rappresento l’anima “di sinistra” del centro sinistra. Quindi, anche per il dato storico richiamato prima, non sono un candidato di bandiera, come ha scritto impropriamente Polis. Io e le forze chi mi sostengono, SEL, RC e PdCI, siamo a pieno titolo collocati nell’area del centro sinistra. Al punto in cui siamo, saranno gli elettori a premiare una tesi o l’altra.

6. Il programma. 
Io propongo un percorso di eticità, moralità e dignità. Legnano ha bisogno di un profondo processo di rigenerazione. Vanno rigenerate le istituzioni, va rigenerata la qualità urbana e va rigenerata la qualità delle relazioni sociali. Quattro sono le direttrici portanti per fare questo: solidarietà sociale, responsabilità sociale, giustizia sociale e partecipazione diretta. Un lavoro impegnativo! Per questo chiedo alle forze politiche ancora in attesa di una scelta, alle associazioni organizzate, ai singoli individui e a tutti coloro che vogliono dare una spinta reale al cambiamento, di mettere assieme le nostre forze. Questa sera si apre la “Bottega di Giuseppe”, la bottega sarà un po’ il centro di confronto, di elaborazione e di finitura del programma elettorale. 

7. Linee guida del programma. 
Per ora posso solo anticipare le linee guida di riferimento, che faranno un po’ da traccia alla stesura del programma definitivo, anche se diverse questioni sono già state sollevate durante le fasi di adozione ed approvazione del PGT. Lavoro, casa, salute, istruzione e precariato sono i 5 fattori di rischio sui quali intervenire con azioni mirate e fondi specifici. Penso, inoltre, che la proposta di un piano energetico per la città possa, oltre ai benefici ambientali, rimettere in marcia con molto pragmatismo la filiera del distretto della termomeccanica: istruzione, ricerca, produzione, mercato e, mi auguro, tanta occupazione, magari realizzando già un punto di produzione di energia da fonti alternative, recuperando un luogo simbolo della città: la ex colonia elioterapica. Sulla stessa scia la proposta del parco agricolo ovest, con la realizzazione di un vasto orto per la produzione orticola per la città. Questa proposta non è solo in funzione di risparmiare suolo (cosa non da poco vista la densità abitativa di Legnano), ma sarà occasione di sviluppo economico e di contenimento dei costi di alcuni alimenti fondamentali per la nostra vita. La questione del cibo, costi e reperimento, fra non molto diventerà una problematica prioritaria anche per il nostro Paese. 

8. Il nostro futuro. 
Il comune di Legnano è definito virtuoso: finora ha rispettato il patto di stabilità, ma il futuro si presenta molto problematico. È ancora troppo presto per dire se il nuovo Governo riuscirà a dare più “ossigeno” alle amministrazioni locali. Quello che è sicuro è che questa virtuosità la sta pagando il ceto medio-basso in primo luogo, con l’aumento generalizzato delle tariffe di tutti i servizi. Cercare di uscire dal tunnel dell’immobilismo locale vuol dire, secondo me, guardare a Milano, perché è l’unica città italiana che può giocare un ruolo europeo. Legnano e Milano non devono essere antagoniste, ma dovrebbero lavorare in sinergia, altrimenti, in una logica di indifferenza, Legnano rischia di rimanere al palo. E mi pare di cogliere che da parte di Milano ci sia un forte interesse nell’affermare un “metodo” nei processi di cooperazione con i Comuni circostanti, ad esempio, cominciando con accordi bilaterali o multilaterali (un governo del territorio con accordi).

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