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O'scarrafone ha vinto!



Sono molto deluso per l’affossamento dei referendum sulla legge elettorale deciso dalla Corte Costituzionale.
In poche settimane oltre un milione di cittadini avevano firmato per eliminare il porcellum: un sistema elettorale talmente brutto, peggio dello scarrafone della canzone di Pino Daniele, che almeno a mamma soja piaceva,che nessuno, compreso lo stesso creatore, aveva il coraggio di difendere.
Come nel resto del Paese, anche a Legnano, nei mesi scorsi si è assistito agli assembramenti di tantissimi elettori nei luoghi dove si raccoglievano le firme, nei banchetti organizzati da SEL a cui ho prestato la mia opera e che attraverso la loro firma chiedevano un cambiamento.


Per quanto la natura esclusivamente abrogativa dei referendum permetta solo di cancellare in toto o parzialmente le leggi  e non di proporle e quindi l'eventuale decadenza del porcellum avrebbe portato ad un sistema ormai datato e per alcuni aspetti criticabile, il mattarellum(vedi le mie considerazioni di allora in questo post),tutto ciò sarebbe passato in secondo piano a mio modo di vedere.
Penso che avrebbe contato maggiormente il giudizio profondamente negativo che immagino sia comune alla maggioranza degli italiani su questa legge elettorale, il che avrebbe reso se non scontato, almeno prevedibile l'esito del referendum, magari senza raggiungere le vette del consenso raggiunto dal ricorso alle urne  sui beni comuni.
Invece il quasi-Scarrafone ha vinto.Dopo la sentenza che ci impedisce di esprimerci direttamente, la "palla torna in gioco" e assegna ora ogni decisione a questo Parlamento: dove siedono eletti con quel sistema e che ,non posso non citarlo, oggi ha salvato Nicola Cosentino dall’arresto definendo ancor di più quali siano le priorità affrontate in questi anni.
Dopo la sentenza della Corte sulla possibilità che siano gli elettori e non le segreterie di partito a scegliere i propri rappresentanti toccherà a questi onorevoli (in questo caso di inazione prolungata l'epiteto se lo meritano tutto)scaldasedie rispondere alla richiesta proveniente  dai cittadini, sempre ammesso (dopo anni che se ne parla) siano in grado di farlo.
Tra le tante priorità di questi giorni, che vogliono almeno negli intenti migliorare la situazione del nostro paese, una legge elettorale che aumenti il potere di scelta e maggiore partecipazione diretta del popolo ci sta benissimo.
Diamole forza continuando a ricordarlo nei luoghi fuori dalle stanze del potere.

Commenti

  1. Ciao, Matti, ti giro il mio commento in anteprima, scusa la lunghezza.


    Non amo lo strumento referendario in sè, non credo serva a fare riforme ma solo a tirare le orecchie alla politica (ma quando non ci riesce le orecchie si tirano ai promotori), non ero particolarmente favorevole al referendum sul sistema elettorale sia perché la questione elettorale mi pare materia della politica (della politica seria, dovrei precisare, e qui sta una delle ragioni del mio sì) sia perché il sistema elettorale che sarebbe stato ripristinato era sì meglio dell’attuale ma molto, molto lontano da quel proporzionale più o meno articolato che ritengo utile e necessario.
    Detto questo ho firmato, sostenuto e proposto il referendum elettorale bocciato ieri dalla Corte Costituzionale, in maniera via via più convinta perché mi pare che:
    1) come interpreta e spiega benissimo la ricerca demoscopica dell’Espresso (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/porcellum-gli-italiani-sono-stufi/2171977) gli italiani sono stufi di una legge che non solo li espropria del diritto di scegliere i propri rappresentanti ma impedisce loro anche di avere un riferimento diretto (per quanto lontano) a Roma. A ciò si aggiunge un altro dato che emerge dal sondaggio: ovvero la sfiducia totale rispetto alla possibile gestione politica di una nuova legge elettorale. Il combinato disposto di queste due condizioni (tensione al cambiamento, impossibilità di cambiare) ora rischia di cortocircuitare con effetti difficilmente gestibili;
    2) la straordinaria partecipazione popolare alla proposta referendaria, da un lato confermava quanto detto al punto precedente, dall’altro rendeva e rende oggettivamente difficile limitare l’analisi sulla vicenda ai soli tecnicismi e “distinguo” politici;
    3) nella straordinaria blindatura degli equilibri parlamentari (ora più vera che prima, come dimostra la disgustante vicenda di Cosentino) non si vede alcuna possibilità di riformare il sistema elettorale in senso anche solo migliorativo rispetto all’attuale. In questa situazione, qualunque sistema nato da una scelta “dal basso” avrebbe un significato “di cambiamento” di per sè, un po’ come l’esito dei due referendum su nucleare e acqua che è stato subìto e non certo promosso e accolto favorevolmente dalla maggioranza dei parlamentari e delle forze politiche oggi in parlamento (l’unico smarcamento netto è dell’IDV per il resto c’è un barcamenarsi più o meno accentuato che non a caso è pronto a incanalarsi sul repentino cambio di fronte che l’ineffabile mariOmonti già ci sta facendo presagire).

    Per queste ragioni, di “quasi” realismo politico, ritengo sia stato giusto sostenere quella richiesta referendaria sul sistema elettorale, a prescindere dai tanti distinguo e dalle differenziazioni in materia.

    Ora però si pone il problema di raccogliere la spinta al cambiamento che quelle firme continuano a testimoniare, senza lasciar cadere quell’impegno e senza lasciare che tutto si isterilisca in un dibattito solo parlamentare e solo istituzionale, sul quale rischiano di pesare (come probabilmente hanno pesato nella scelta della Corte) ragioni di pragmatismo politico sulla tenuta del governo e sulla realizzazione di un percorso politico, più che la ricerca di uno strumento di innovazione che renda possibile l’alternanza bipolare.

    Varrà la pena di pensarci, se si vuol fare politica e impedire che gli spiragli di oggi si tappino per sempre.
    Massimo Molteni

    RispondiElimina
  2. Grazie Massimo per il commento, molto più mirato del mio amareggiato post. Mentre mi documentavo sulla vicenda, ho letto nel sito di SEL nazionale molte posizioni diverse sulla questione,così come hanno forte valenza ora (e all'atto dell'inizio campagna) i distinguo sull'impegno profuso nella raccolta firme, evidenziando soprattutto "a che pro", dato che il ritorno al mattarellum non era così auspicabile.
    La ricchezza di posizioni non è mai negativa quando non si trasforma in scontro. Rispettando le ragioni di chi non la pensa come me, concordo con quanto scrivi e con il fatto che nel futuro sostenere un cambiamento proveniente dal basso, abbia maggiore rilevanza di altri percorsi.

    RispondiElimina

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