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Sul Bilancio Partecipativo


Dopo l'esposizione di Stefano Stortone sul "Bilancio Partecipato o Bilancio Partecipativo", lo scorso 27 dicembre ho maturato alcune riflessioni che lungi dall'essere esaustive vado ad esporre cercando la sintesi.

Nella serata,ho avuto occasione attraverso le parole di Stortone e gli interventi dei presenti, di valutare i pregi ed i difetti dell'esperienza del bilancio partecipativo che risale a quanto elaborato ormai diversi anni (1989)or sono in quel di Porto Alegre, e che, unico nella zona, il comune di Canegrate sta portando avanti.

Indubbiamente un Bilancio Partecipativo ha toni luminosi e delle zone d'ombra (numerosi anch'essi) che al termine di questo incontro mi risultano dipinti con evidenza.
Limiti principali di questo strumento decisionale mi sembra di aver compreso siano in parte il modello culturale di "delega" all'atto del voto che frena la partecipazione ai BP, ma soprattutto la constatazione che nella pratica di governo maturata da amministrazioni che ne hanno assunto i principi, la quota di bilancio interessata da esso sia sostanzialmente marginale(tra il 10 e il 20%).

Con una percentuale così ridotta, le decisioni politiche che influenzano la scelta generale dell'orientamento del bilancio, rimangono al di fuori dell'intervento diretto dei cittadini.
In maniera molto cinica, ma realistica, inoltre,va preso atto come insegna l'esperienza diretta di amministrazioni che hanno riservato quote del bilancio* ed importanza all'esperienza del BP stesso, risultando poi all'atto del voto amministrativo bocciate, quanto sia dubbia l'efficacia dello stesso come strumento atto a fare propendere la bilancia del consenso elettorale e di conseguenza come punto di forza semi-esclusivo di un programma di governo.
Solo quest'ultimo punto, richiederebbe una lunga divagazione su cause ed effetti che inevitabilmente tratterebbero di situazioni locali. 
E quindi da affrontarsi caso per caso, il che (oltre richiedere una conoscenza approfondita delle varie realtà, che non è in mio possesso)renderebbe questo scritto prolisso ed inconcludente.
Immergersi nella realtà locale legnanese, unica che conosco, mi porta a fare una considerazione in primo luogo riservata ai metodi di partecipazione al governo della cosa pubblica locale, che costituirono una scelta condivisa e maturata sin da quando aderivo ai Verdi cittadini.
Il "sole che ride"(sempre per sommi capi), a suo tempo, scelse di bocciare le circoscrizioni che evidenziavano all'epoca una eccessiva(e pedissequa) ricaduta di quello che erano le logiche del consiglio comunale.
Ovvero una maggioranza ed una minoranza bloccate su posizioni contrapposte, che non solo riproponevano inevitabilmente il muro contro muro politico a seconda del "colore" delle circoscrizioni, ma alcuni aspetti di essa (in casi limitati, un modo di gestione ed azione all'apparenza simile a piccoli "potentati") venivano decisamente esaltati in peggio.
Oggi le circoscrizioni sono state sostituite dalle consulte, ma l'azione di stimolo e di proposta di cui dovrebbero essere portatrici non sembra avere sortito effetto benefico (almeno a mio giudizio).
Se a Legnano si va poi ad analizzare sempre per sommi capi,la partecipazione quando l'input proviene dai "piani alti" del governo cittadino la delusione rimane invariata.
Solo sul PGT, importante strumento amministrativo di cui il comune ha scelto adempiendo gli obblighi di legge, di dotarsi, le risposte sono state scarse.
Ho seguito come molti altri "addetti ai lavori" le occasioni in cui il PGT  era oggetto (come avviene da pochi giorni sul PGTU)di incontri aperti alla cittadinanza come pure ho seguito i resoconti del coinvolgimento dei legnanesi alle "passeggiate di quartiere".
I numeri delle persone coinvolte sono molto bassi a mio modo di vedere.
La partecipazione deve essere stimolata quindi.Come enunciava il programma elettorale del 2007 a sostegno di Nicoletta Bigatti candidata a Sindaco, perché il concetto di partecipazione non rimanga pura enunciazione teorica, occorre pensare un nuovo modo di governare, dove chi amministra non riceve deleghe in bianco e chi è amministrato viene coinvolto nella progettazione degli interventi.
La politica deve cedere una parte del proprio ruolo, divenendo da soggetto che si occupa della sintesi delle sollecitazioni provenienti dai cittadini,a garante della sintesi che viene operata dai cittadini stessi.
Per agevolare questo processo la condizione indispensabile del partecipare è poter ricevere adeguata comunicazione sulle scelte dell’amministrazione;come esempio che richiama al PGT citato poche righe or sono, doveva essere valutata con maggiore capillarità la diffusione del messaggio, aspetto a mio giudizio sottovalutato da (sempre a mio giudizio deliberatamente) questa amministrazione.
Base del coinvolgimento della cittadinanza fondamentale, riguarda come i progetti in esame  debbano essere confortati da un budget di spesa non necessariamente elevato ma reale e tangibile,così come è stato ribadito da Stortone nell'incontro del mese scorso.
Quindi destinare risorse concrete a progetti scelti con criterio.
Può sembrare superfluo ricordarlo ma ci sono progetti che esulano dalla possibilità decisionali di un comune per motivi economici o di competenza(caso limite il terzo binario sul quale si può operare in maniera marginale) altri perché sono palesemente non necessari o del tutto fuori da ogni logica vedi quei progetti con pericolose componenti tese ad alimentare divisioni, discriminazioni (o come caso limite, l'odio razziale).
Mi pare di avere compreso che  siano una risorsa fondamentale nel Bilancio Partecipativo anche i tempi e le regole.
Ai cittadini devono essere forniti segni tangibili nel breve che il loro coinvolgimento abbia un esito certo e che la garanzia di questo sforzo sia determinata da regole chiare come pure semplici, intuitive e non suscettibili di modifiche in "corso d'opera".
Questi due aspetti portano a pensare che nel momento di proporre un percorso di natura partecipativa ad una città digiuna di questa esperienza come la nostra, l'amministrazione che se ne volesse fare carico oltre alle agevolazioni pratiche per facilitare il processo, dal coinvolgimento diretto degli uffici tecnici,alla disponibilità nell'elargire strutture per le assemblee (e oltre al già citato ma importantissimo aspetto della comunicazione), possa invogliare e non naturalmente, imporre, nel deliberare su progetti di impatto economico medio-basso come riqualificazioni viarie,interventi su parchi, valorizzazioni di strutture per l'uso comune o di natura analoga.
In ogni caso si tratterebbe di intervenire su realtà in cui le proposte dei cittadini abbiano un riscontro tangibile e il più possibile rapido sulla esecuzione.
Una sorta di laboratorio di quartiere(unica realtà tangibile ad oggi a Legnano) esteso alla città
Il beneficio che se ne avrebbe riguarda la possibilità di come, accorgendosi che le istanze dei cittadini vengono accolte da subito senza mediazioni,la pratica del coinvolgimento di una fascia di cittadini maggiore possa avere un volano più consistente nel futuro innescando un meccanismo autoalimentante. 
Certamente introdurre anche solo i principi fondamentali di un ragionamenti del genere in una città come Legnano rimane difficile.
Nell'esposizione di Stortone viene posto in evidenza, come prima ancora che un vero e proprio processo di bilancio partecipativo sia in discussione un progetto culturale, di cui la mia interpretazione porta a pensare che abbia il suo asso nella manica nella flessibilità,con la possibilità di applicare una varietà di modelli a seconda delle situazioni che si prospetteranno e in base al grado di consapevolezza collettiva a cui si vuole puntare si strumento di cui un'amministrazione che si candida ad essere il futuro per Legnano non dovrebbe privarsi.

 *esempio analizzato nel corso della serata, quello del comune di Pieve Emanuele, anch'esso nell'hinterland del nostro capoluogo

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