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"Senza Benza": Overshoot 2013.


E' trascorso precisamente un anno quando scrissi il post che richiamava quanto apparso all'epoca nella stampa e che riguardava l'Overshoot Day del 2012(qui il link)avvenuto il 22 agosto, giorno "in cui si oltrepassa il limite"(una delle traduzioni possibili) ovvero in cui la popolazione della Terra termina le risorse disponibili generate dal pianeta in cui abita.
Rimando volentieri ad esso nel link soprastante mentre nei collegamenti seguenti faccio riferimento alle associazioni citate per ricordare a grandi linee il significato della data rappresentata dall’Earth Overshoot Day,nata da un'idea sviluppata da Global Footprint Network e da un gruppo di esperti (NEF, new economics found.).
Non vorrei ripetermi eccessivamente,realizzando un post clone di quello dello scorso anno e quindi passo al mio commento, specificandone la natura di non-notizia.
Nessun gioco di parole, i giornali hanno stampato da ormai cinque giorni la news nella quale veniamo a conoscenza come, secondo i calcoli di GFN, in questo 2013 la soglia in cui il consumo umano ha cominciato a superare quello che il pianeta poteva produrre, è stata raggiunta il 20 di questo mese, due giorni in anticipo sul risultato dello scorso anno.
La notizia è quindi vecchia,ma non solo per gli standard giornalistici italici.
A mio modo di vedere, e me ne dolgo, la notizia sembra vecchia in quanto le reazioni che suscita non superano la soglia minima di attenzione.
E non si tratta solo del fatto che tale data cade in agosto, mese per molti dedicato al riposo, per i più momento in cui si cerca di "staccare la spina".
Mi sembra, ma forse sono pessimista, che il tema in generale non susciti particolari attenzioni.
Almeno il titolo che richiama la notizia in se stessa si trova in rete.Ma come accade per molti temi ambientali, all'opinione dell'Ong canadese viene dedicata nella stampa, salvo rare eccezioni,lo spazio di poche righe.
Malgrado questa sottovalutazione nel caso specifico mediatica della situazione globale, neppure paragonabile di converso con lo spazio eccessivo dedicato alle fibrillazioni governative riconducibili alle "solite"vicende giudiziarie di B.il problema rimane.
Anzi è sempre più pressante.
Stando alle valutazioni di alcuni (in questo articolo corredato da alcune tabelle interessanti)se il trend rimane questo,(e aggiungo io,salvo accadimenti imprevedibili che incidano sulla massa della popolazione e mondiale, ai quali la storia ci ha abituato) il 1° gennaio 2060 avremo necessità di un pianeta "di scorta" per soddisfare i nostri bisogni.
Malgrado le valutazioni sopracitate mi suggeriscano alcune definizioni tra le quali spiccano:urgenza, emergenza, necessità, da quanto leggo nessuno di questi sostantivi o sinonimi di essi viene abbinato alla notizia da parte della politica, quella che "conta", che discute di grandi numeri ma dà poche soluzioni, che si perde sulle questioni "at personam" senza centrare la globalità dei problemi.
Non che mi aspetti molto su questo versante,potrà sembrare un paradosso ma ne scrivo ugualmente per farne carico non esclusivamente alla politica, che ha le sue responsabilità, ma troppo spesso è specchio di una società che mi sembra tuttora impreparata (ed ahimè il sottoscritto in parte con essa)ad affrontare un cambiamento profondo, che non è riconducibile esclusivamente all'emanazione di alcuni provvedimenti emergenziali, a delle strategie sovranazionali efficaci, pur necessari, ma coinvolge lo stile di vita, i consumi e il sistema di produzione che gran parte della popolazione(sia quella che consuma 4 volte le risorse dello stivale, sia quella mondiale) ha adottato negli ultimi trent'anni. 
Eppure non possiamo arrenderci, più passa il tempo maggiore è la responsabilità  di fare qualcosa che vada a beneficio delle generazioni future, certamente.
Ma i primi beneficiari di un cambiamento potremmo essere noi stessi nella nostra qualità della vita se individueremo le priorità "giuste", tra le quali spicca ancora una volta quella di cambiare l'economia,l'indicazione che arriva e che mi sento di sottolineare -più per assonanza che per reale conoscenza-, riguarda il fatto come deficit ecologici e finanziari siano due facce della stessa medaglia. Nel lungo periodo, le nazioni non possono tentare di risolvere un deficit senza affrontare l'altro.

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