SEL del legnanese sul revamping ACCAM

La stampa ha dato diffusione al comunicato che vede accomunati i circoli di SEL del legnanese e della provincia di Varese sulla questione del revamping(una sorta di "manutenzione straordinaria") dell'inceneritore che dagli anni '70 deturpa il paesaggio  della confinante frazione di Borsano.
Ormai da diversi anni si parla di questo accorgimento tecnico volto a prolungare la vita di un impianto a più riprese contestato ma nei fatti saldamente presente nel territorio.
Il revamping  è inutile sottolinearlo, interessa molto da vicino anche Legnano fosse solo per il coinvolgimento della partecipata legnanese AMGA nella ipotizzata nuova società per la gestione del ciclo integrato dei rifiuti con le ex-municipalizzate  di Busto e Gallarate.
Di seguito in corsivo è possibile leggere il comunicato che condivido per darne la più ampia diffusione data l'importanza per questa zona del tema trattato.

In questi giorni, di fronte a crescenti perplessità sul revamping di ACCAM, l’amministratore delegato della società e il sindaco di Busto Arsizio, citando anche la relazione dell’advisor, ripetono che il progetto deve andare avanti. Un progetto che doveva costare poco più di 30 milioni di euro. Costo che è già salito a 40 milioni e che probabilmente invece costerà tra i 47 e i 56 milioni di euro, considerando anche la parte impiantistica del teleriscaldamento.

La relazione dell’Advisor Bain sostiene il revamping a partire dall’ipotesi che la raccolta differenziata rimarrà costante nel prossimo ventennio, che aumentino i comuni asserviti da ACCAM tramite l’incorporazione delle città che hanno contratti per la raccolta e lo spazzamento dei rifiuti urbani con le società AMSC, AMGA, APESP, AEMME ed in prospettiva allargando la base fino a comprendere un bacino di almeno 600.000 abitanti (così da garantire un flusso sufficiente di RSU da poter bruciare nell’inceneritore), che la durata dell’impianto dovrà essere per lo meno di altri 20 anni, ossia fino al 2036 (quindi oltre la soglia della convenzione in essere che prevede lo smantellamento nel 2025).

Con questo scenario, la tariffa per lo smaltimento di RSU diverrà nel 2020 pari a 85 €/ton (tariffa che è quanto oggi si paga per conferire in altri inceneritori, mentre in ACCAM la tariffa attualmente praticata è tra le più alte in Lombardia, circa 110 €/ton). 

Sulla base di queste ipotesi, secondo il business plan, il “Risultato Netto” annuale sarà pari a poco meno di 1 M€/anno. Per contro, l’accorpamento delle varie ex municipalizzate per la raccolta e lo spazzamento da sole possono garantire (come si evince dal “Business plan consolidato) un risultato netto di 4 M€/anno, ossia almeno 3M€ in più rispetto al solo incenerimento, a seguito dell’efficientamento nel servizio e nella gestione dei costi con la fusione. 

Con la possibilità, come si evidenzia nell’analisi di Sensitività, che l’investimento per il revamping non produca utili ma al contrario una perdita con una diminuzione del solo 10% dei volumi smaltiti (-7M€).

Possibilità reale, visto che la raccolta differenziata (oggi in media al 67%) può e deve essere incrementata, visto l’impegno di tanti comuni, sulla spinta di una cittadinanza sempre più attenta alle questioni ambientali, a ridurre la quantità di rifiuti prodotti (casette dell’acqua, vendita di prodotti sfusi, promozione del riuso), visto le norme europee che prevedono il divieto di conferire in discarica e all’incenerimento di tutto ciò che è riciclabile e compostabile, anche sugli imballi da supermercati.
A meno che non si dica che con il revamping si intende disincentivare queste buone pratiche. 

Accanto alle questioni economiche, vi sono i problemi legati alla salute dei cittadini (come noto, la Lombardia soffre di un persistente inquinamento da polveri sottili), alla salute dell’ambiente e al risparmio energetico. Lo studio di Regione Lombardia del 2010 “Valutazione statistico economica dei modelli di gestione dei rifiuti urbani in Lombardia” dice chiaramente che “la piena valorizzazione energetica del rifiuto consiste nel suo riciclaggio, in considerazione del fatto che la produzione di un nuovo oggetto, realizzato partendo da materie prime, richiede più energia di quella necessaria per il suo riciclo e di quella ottenibile con la sua termovalorizzazione”.

Oggi esistono tecniche di raccolta differenziata spinta che permettono il recupero e il riciclo di quasi tutto il materiale conferito. E che, nel contempo, evitano la produzione e l’emissione di diossine ed altri carichi inquinanti, come CO2 e polveri sottili.

Come esistono linee di indirizzo regionali in cui si ribadisce, stante la sovraccapacità degli impianti di termovalorizzazione in Lombardia, la necessita di non procedere alla costruzione di nuovi impianti o a effettuare revamping degli esistenti. Al contrario si deve predisporre per la chiusura degli impianti più inquinanti (ACCAM appartiene a questa categoria) e le nuove reti di teleriscaldamento devono risultare coerenti con gli scenari di decommissioning prospettati. 

Sinistra Ecologia Libertà della provincia di Varese e del Legnanese è quindi contraria al revamping e propone invece un progetto alternativo per la raccolta differenziata spinta, abbinata ad una impiantistica di valorizzazione del materiale riciclato per un suo riuso nel mercato delle materie prime seconde.
Una proposta vantaggiosa sia in termini ambientali, sia in termini economici, che rende davvero possibile la riduzione della tariffa praticata (cosa non indifferente visto che cittadini, realtà produttive e commerciali devono coprire tutti i costi, dalla raccolta allo smaltimento dei rifiuti). 
Non si tratta della logica NIMBY che vuole chiudere un inceneritore nei nostri territori, scaricando altrove il problema. Ma di avere il coraggio e la capacità, di fronte a un comunque necessario investimento di 50 milioni di euro, di abbandonare inutili, costose ed inquinanti tecniche obsolete in favore di una nuova tecnologia, già sperimentata altrove, che ha minori costi e maggiori benefici per la salute e per l’ambiente. 
Non ci fossero di mezzo gli interessi delle banche che prestano i soldi e dei possibili operatori che realizzerebbero le opere, se ci si affidasse solo al buon senso e si ponesse al centro l’attenzione al bene comune, la scelta sarebbe ovvia. 

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