Reddito Minimo, speriamo di essere ad una svolta!
Tre proposte di legge potrebbero convergere per un risultato storico...

Si legge in questi giorni di Reddito di Cittadinanza, l’occasione è buona per scrivere alcune righe sul tema.
Sulla genesi del ragionamento intorno ad uno strumento quale il Reddito Minimo Garantito, sulla sua adozione(pur in diverse forme) in quasi tutti gli stati europei ad eccezione di una minoranza -tra cui il nostro- non mi azzardo neppure nel cimento,bisogna possedere delle competenze per introdurre l’analisi storica di esso.
Molto più modestamente posso limitarmi a ricordare con piacere,i momenti vissuti per l’impegno e i risultati raggiunti nella campagna svoltasi nel 2012 e che ruotava intorno alla proposta di legge sull’istituzione del Reddito Minimo Garantito, iniziativa appoggiata a livello nazionale da numerose associazioni, movimenti e partiti (tra cui SEL) che per esteso sono recuperabili al link soprastante e nel seguente.



Ebbi occasione di verificare con sconforto ma prendendone atto, che tre anni fa la visibilità mediatica dell’iniziativa -come molte altre dello stesso genere e provenienza- rimase costantemente bassa.
Non è stato così in questi giorni sulla proposta del M5s che riguarda uno strumento chiamato Reddito di Cittadinanza e che si è conquistata un’eco molto rilevante nelle pagine dei media più seguiti.
Questa visibilità rimane, anche se le polemiche seguite alle note esternazioni del “primus inter pares” Beppe Grillo su tutt’altro argomento (e che stanno scivolando nella polemica su mammografie e tumori) hanno sviato un poco l’attenzione sul succo dell’argomento.

Queste poche righe servono semplicemente a ricordare a me stesso in primo luogo, ed eventualmente ai lettori di questo post interessati due o tre cosette: cominciando innanzitutto dal punto di vista del lessico:
il Reddito Minimo Garantito non è il Reddito di Cittadinanza, quest’ultimo essendo sempre concesso a tutti coloro possano vantare “cittadinanza”, indipendentemente da altri redditi, diventa una sorta di appannaggio illimitato su base individuale.Leggendo in rete sembrerebbe non siano molti gli stati che possono permettersi una voce del genere in bilancio, forse qualche paese mediorientale con le fondamenta sul petrolio.

Quindi malgrado la scelta del nome,penso che neppure la proposta del M5s sia legata integralmente a questa prospettiva, la proposta di legge è visibile nel sito del Movimento e per approfondirne la conoscenza basta leggerla.

Nella proposta legata al R.M.G. anche questa leggibile in rete, vi sono dei paletti sui beneficiari (inoccupati, disoccupati, precariamente occupati)che di fatto costituiscono una tutela non elargita a tutti ma concessa soltanto agli individui che si trovano al di sotto di un determinato reddito, a particolari condizioni e modalità, tra cui la perdita di esso nel caso si rifiutino un certo numero di proposte lavorative concrete.

Indipendentemente dallo specifico di ognuna, la questione importante è che sul tema di un sostegno del genere vi sono diverse proposte di legge al Parlamento(oltre a quella del M5s, è presente quella di SEL che riprende l’iniziativa di legge popolare sopracitata, mentre anche il PD ha una proposta proveniente dall’area di minoranza).
La richiesta (partita dall’associazione Libera) di ottenere in tempi brevi una buona legge sul “reddito di dignità”(un’altra forma per mediare sulla sostanza,presumo)auspica che con celerità arrivi in aula una sintesi o una proposta per essere discussa e approvata vuole tirare le fila di un discorso che mi sembra ineludibile.

Non si tratta di una mera opinione personale, trovo che la convergenza di tre differenti iniziative (da forze politiche diverse)sottolineino una volta di più l’assenza di uno strumento di sostegno al reddito individuale, in grado di combattere la dilagante disperazione di un Paese che rimane con tassi di disoccupazione elevatissimi,in cui pesa l’assenza di un welfare universale e di misure in grado di contrastare l’esclusione sociale di milioni di persone.

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