Allora com'è andata? Due considerazioni e alcune cifre dopo la Marcia per il clima.

A distanza di qualche giorno dalla chiusura di COP 21 il dibattito rimane aperto sul fatto se il bicchiere sia mezzo pieno o mezzo vuoto.
L’accordo definito da alcuni “storico”, così tanto epocale non sembra.
Per quanto letto dal sottoscritto, in esso sicuramente degli elementi positivi sono presenti, la tendenza a sopravvalutarli ha forse genesi dal fatto che alla vigilia del summit sul Clima una serie di impressioni ne davano per epilogo scontato l’insuccesso.


Invece così non è stato, l’accordo è stato raggiunto.Ma una sintesi efficace del tormento che lo ha partorito può essere trovata nelle parole di George Monbiot, giornalista del “The Guardian” che definisce il prodotto del vertice con queste parole“Rispetto a quello che avrebbe potuto essere, è un miracolo. Rispetto a quello che avrebbe dovuto essere, è un disastro” (leggi qui l’articolo da cui ho tratto la citazione).
Una volta preso atto della vittoria della diplomazia,bisogna prendere in esame gli aspetti pratici, e le chiavi di lettura sono differenti, con tendenza allo scetticismo: in questo articolo di Piero Pelizzaro (che a Legnano qualche anno fa-aprile 2012- fu ospite di una interessante serata “sostenibile)oltre al commento dell’autore nel quale emerge come cifra del cambiamento un approccio differente da parte dell’economia privata,sono raccolte alcune delle voci più significative che si sono levate a commento dei giorni di Parigi.

Per cambiare argomento rimanendo nello stesso seminato,altrettanto controversa potrebbe essere giudicato l’esito delle varie “Marcia per il Clima” tenutasi in Italia.
In parte la mobilitazione è avvenuta(in alcuni casi sorprendente), ma penso che i numeri riportino una scarsa partecipazione popolare, un dato forse scontato ma che dovrebbe metterci in allarme sulla sensibilità ambientale di una consistente parte di persone.
Naturalmente tenendo conto che le varie Marce rappresentano iniziative simboliche, la partecipazione ad esse non è automaticamente attestato di avere comportamenti sostenibili, si è propensi a pensare che per coerenza chi spende del proprio per l’ambiente sia interessato alla sua tutela, il che non esclude che anche altri abbiano a cuore il tema pur senza schierarsi apertamente.

In prima linea sono stati sicuramente gli attivisti,mentre la capacità di coinvolgimento nei confronti del resto della popolazione è da valutare con attenzione.Probabilmente chi ha lavorato meglio, ha ottenuto di più.
Non si tratta di una valutazione negativa, anzi l’azione collettiva dal mio punto di vista ha ottenuto numeri considerevoli.
Mi sono preso la briga di spulciare alcuni quotidiani che all’indomani delle manifestazioni per il clima riportavano gli esiti di esse.Ne ho fatto una tabella artigianale che riporto in calce.
Non ho la pretesa di fornire numeri esatti, ma prendendo come esempio alcune decine di manifestazioni tenutesi in varie città dello stivale il totale di esse si avvicina ai numeri della marcia principale tenutasi a Roma (e che da sola ha coinvolto ventimila persone).

Uno sforzo collettivo che l’eccezionalità del vertice di Parigi imponeva, al quale alcune realtà hanno risposto con successo.Altri territori invece pur avendo un buon riscontro -ed è il caso legnanese-non sono stati in grado di ampliare il livello di mobilitazione, che ripropone (a mio modo di vedere)un dilemma annoso per il nostro locale: la scarsa capacità di imitare o importare dai contesti "che funzionano" il patrimonio di mobilitazione sociale e culturale ivi raggiunto, un limite che pesa parecchio.

Fonte della foto: foto apertura post realizzata da Sergio Ferraris (www.sergioferraris.it;sergio@sergioferraris.it) in occasione della Marcia per il Clima di Roma del 29 novembre 2015.



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