NON APRITE QUELLA PORTA(del negozio)!

Un piccolo gesto per l’ambiente può essere anche costituito dal limitare i riscaldamenti nei negozi,soprattutto non lasciando aperte le porte degli stessi durante l’apertura.
Non è difficile purtroppo trovare esercizi commerciali dai cui ingressi fuoriescono correnti dalle temperature tropicali.

Di questo aspetto ce ne siamo accorti anche sotto al gazebo fulcro della Marcia per il Clima  tenutasi sabato pomeriggio scorso a Legnano, raggiunto per diversi minuti da una zaffata di calore proveniente da uno dei molti negozi le cui vetrine si affacciano sulla ZTL legnanese.
Fortunatamente la situazione non è durata a lungo, voglio pensare che magari l’argomento del volantinaggio ha spinto il titolare o chi per esso a chiudere le porte, ma in assenza di riscontri si tratta di una mera congettura.
Non è congettura,ma reale( e verificato sempre in occasione della passeggiata legnanese), il fatto che altri locali del genere a Legnano rimangano con le con le porte spalancate che invitano le persone ad entrare, ma che allo stesso tempo disperdono d’inverno il calore e d’estate l’aria fresca, provocando un notevole dispendio energetico.
E Legnano non rappresenta un caso isolato, pochi chilometri più a sud nel capoluogo lombardo tartassato in questo periodo dai valori di PM10 fuori controllo, Legambiente ha svolto una ricerca nei luoghi dello shopping i cui risultati sono chiari, Il 78% dei milanesi intervistati con un questionario ha troppo caldo nei negozi e l’80% dice no alle porte sempre spalancate e non solo per questioni di buone pratiche ambientali: non sarebbero le porte aperte degli shop ad invogliare gli acquisti.
Quest’ultimo punto sarebbe confortato da uno studio realizzato dall’università di Cambridge dal quale emerge chiaramente che le porte chiuse non influiscono minimamente sul comportamento della clientela, mentre il senso di responsabilità nel tenere chiuse le porte farebbe risparmiare ad un esercizio commerciale di media grandezza (da 70 a 150 m2 ), dal 30% a più del 50% dell’energia necessaria per la climatizzazione dell’ambiente, riducendo di conseguenza le emissioni di CO2.
Non male vero?

Fonti (clicca per raggiungere l’articolo originale):



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