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La Corte Costituzionale ammette il referendum sulle perforazioni nei nostri mari.

Oggi la Corte Costituzionale, ha ritenuto ammissibile l’unico quesito referendario sulle trivelle nei nostri mari dopo che gli altri 5 presentati dai promotori dell’iniziativa(9 regioni italiane),sono stati messi fuori gioco dalla marcia indietro del governo Renzi,intervenuto a dicembre mettendo mano alla legge di Stabilità probabilmente preoccupato di andare incontro ad una sconfitta.

Malgrado le stime dello stesso ministero per lo Sviluppo Economico, attribuiscano alle riserve certe di petrolio sotto i fondali italici la capacità di soddisfare meno di 2 mesi di consumi nazionali,la strategia fossile del governo Renzi ha partorito il cambiamento della legge di stabilità -sempre pensando criticamente-per depotenziare il referendum.
Avendo già trattato della questione(in occasione della campagna Trivadvisor)non vado oltre, ci sono valutazioni affrontate in altri contesti che approfondiscono in maniera più appropriata l’effetto del pronunciamento della Consulta, che in sostanza  determina che si andrà al voto.

Quindi, dal blog “Azzeriamo le trivelle” riprendo una spiegazione in breve sul tema della scelta che opereremo nelle urne.
Ritenendo poco corretto(anche se con questo post spero di contribuire nel diffondere la conoscenza della questione) utilizzare il lavoro altrui,mi limito a riportare i primi due argomenti invitando a leggere nell’interezza il post al link originale.
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Il quesito referendario spiegato in poche parole.

1)Riguarda esclusivamente i titoli minerari GIA’ ESISTENTI ENTRO LE 12 MIGLIA DALLA COSTA. In questa fascia il divieto di rilascio di nuovi titoli è stato già vietato dalla Legge di Stabilità per cui il referendum non interviene su questa vicenda, già risolta.
2)Con il referendum, secondo la Cassazione, si chiede di non poter più prorogare i titoli minerari già esistenti entro le 12 miglia...

(proseguite la lettura in questo link)

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