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Cosa ha combinato il PD sull'acqua pubblica?

Il PD ha stravolto l’esito del referendum sull’acqua pubblica dello scorso 2011? Tre punti di vista (tutti schierati, come è chiaramente schierato l’autore di questo sito) sulle ultime vicende riguardanti il disegno di legge “per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque” che lo scorso 20 aprile è stato approvato alla Camera (per poi transitare verso il Senato).


Acqua pubblica, il bene comune tradito dal PD 
articolo di Serena Pellegrino pubblicato nel sito di Sinistra Italiana 
  
Rendere nuovamente pubblico il servizio idrico: questa la volontà popolare, l’obiettivo del Forum nazionale dei movimenti per l’acqua e l’intento di 125 deputati che hanno redatto il testo originario del progetto di legge. Il voto di oggi è stato distorto e mutilato dal Partito Democratico, che non solo non ha avuto nemmeno il pudore di presentare un proprio disegno di legge, ma ha vanificato persino il lavoro di quei deputati PD che avevano fatto parte del Gruppo interparlamentare e che sono stati firmatari della proposta per garantire al popolo sovrano l’acqua bene comune.
L’intervento demolitore del governo e della maggioranza, emendamento su emendamento, rende questo strumento legislativo inutile a garantire che nessuno possa lucrare sulla gestione dell’acqua. Ma la risorsa idrica, per essere considerata veramente un bene comune e un diritto umano universale, deve essere gestita da un ente pubblico. Pubblico vuol dire dei cittadini, delle comunità locali, non certo delle società di capitale quotate in borsa.
È evidente quale sia il modello di Stato che ispira questo governo: una suddivisione in settori dove la gestione di tutto è delegata alle S.p.a., dove tutto diventa merce, dove la gestione dell’acqua invece di essere un servizio pubblico locale “privo di rilevanza economica”, come avevamo scritto nel progetto originario, è diventata un servizio pubblico locale di interesse economico generale. Parole che evocano immediatamente il meccanismo delle compensazioni o delle royalties elargite dai concessionari che si prendono i beni della collettività, ci lucrano sopra e concedono le briciole ai cittadini.

Acqua pubblica, Pd e governo Renzi calpestano referendum 2011. Ma la battaglia continua contro il decreto Madia
articolo a firma Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua pubblicato nel sito stesso del Forum
  
Non sono passati più di tre giorni dalla rivendicazione da parte di Renzi dell’astensionismo nel referendum sulle trivellazioni (“referendum inutile”, come certamente hanno capito gli abitanti di Genova), che il governo e il Pd compiono l’ulteriore atto di disprezzo della volontà popolare. Il tema questa volta è l’acqua e la legge d’iniziativa popolare, presentata dai movimenti nove anni fa, dopo aver raccolto oltre 400.000 firme. La legge è stata approvata ieri alla Camera, fra le contestazioni degli attivisti del Forum Italiano per i Movimenti per l'Acqua e dei deputati di M5S e SI che in aula non hanno fatto mancare di far sentire la loro voce di fronte a questo scippo.
Il testo approvato infatti è radicalmente diverso, nella forma e nei principi, di quello proposto dal Forum e sottoscritto dai cittadini. Nonostante il ministro Madia insista a dire che "finché c'è questo governo nessuno sentirà parlare di privatizzazione dell'acqua", il suo partito, il PD, e la sua maggioranza hanno stravolto il testo a partire dall’articolo 6 che disciplinava i processi di ripubblicizzazione. E la discussione di ieri ha fatto cadere anche l'ultima foglia di fico dietro la quale il PD aveva provato a nascondersi. Infatti, la Commissione Bilancio ha cancellato la via prioritaria assegnata all'affidamento diretto in favore di società interamente pubbliche.
Non solo, mentre la legge va in discussione al Senato procede a passo spedito l’iter del decreto Madia (Testo unico sui servizi pubblici locali) che prevede l’obbligo di gestione dei servizi a rete (acqua compresa) tramite società per azioni e reintroduce in tariffa l’”adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, ovvero i profitti, nell’esatta dicitura abrogata dal voto referendario. Inoltre, tale decreto dice esplicitamente che prevarrà su tutte le norme di settore, comprese quelle sul servizio idrico. 
Questi sono i fatti, che smentiscono da soli il Ministro Madia quando afferma impunemente che "il dlgs rispetta l'esito del referendum”.
A tutto questo occorre rispondere con una vera e propria sollevazione dal basso, con iniziative di contrasto in tutti i territori e l’inondazione di firme in calce alla petizione popolare per il ritiro del decreto Madia, promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua all’interno della stagione appena aperta dei referendum sociali.

Ultimo articolo citato è quello a firma Luca Fazio su Il Manifesto del 22 aprile del quale ho solo tratto un passo importante ma che andrebbe letto nella sua interezza nella versione originale (Così il PD si è bevuto il Referendum)in questo link

(...)A una prima lettura, il ddl appena approvato introduce nuove norme che sembrano positive sulla gestione, la pianificazione e il finanziamento del servizio idrico interrato. Ma alcune differenze significative saltano all’occhio se confrontiamo il testo con la sua stesura originaria che sottolineava esplicitamente la totale ripubblicizzazione del servizio idrico. Il nuovo testo, invece, stabilisce che «il servizio idrico integrativo sia considerato un servizio pubblico locale di interesse economico generale assicurato alla collettività, che può essere affidato anche in via diretta a società interamente pubbliche in possesso dei requisiti prescritti dall’ordinamento europeo per la gestione in house, comunque partecipate da tutti gli enti locali ricadenti nell’Ato (Ambito territoriale ottimale)».

Dove sta il trucco? Nel testo iniziale l’affidamento della gestione in house era blindato con la parola «prioritariamente». La sua eliminazione non sarebbe un dettaglio di poco conto, anzi, secondo M5S e Si si tratta di un vero e proprio insulto alla democrazia. Le novità più rilevanti, insieme ad altre modifiche cesellate ad arte, infatti prefigurano nuovi scenari che si scontrano con la volontà del popolo italiano. Il servizio idrico smette di essere qualificato come un servizio pubblico che non avendo una rilevanza economica viene sottratto alla libera concorrenza: ci si potrà lucrare sopra. La gestione e l’erogazione del servizio possono essere nelle mani dello stesso soggetto (anche di società quotate in borsa), e fognature, acquedotti e impianti di depurazione non devono essere affidate necessariamente a organi di diritto pubblico. Sono state apportate modifiche anche sulle concessioni per uso differente da quello potabile: nel ddl originale potevano essere revocate anche prima della loro scadenza e assolutamente non più rinnovabili, mentre ora la materia verrà regolamentata da un decreto legislativo ancora tutto da scrivere entro il 2016.

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