Le piattaforme italiane: datate, poco produttive, royalties free.Mentre uno spiraglio sulle urne forse si apre.

Oggi contribuisco a diffondere sul fronte del referendum sulle trivelle quanto disponibile nel comunicato di Greenpeace in cui si sostiene come il 73% delle piattaforme entro le 12 miglia dalle coste siano già da rottamare. Di fatto non operative, non eroganti o così poco produttive da non costituire un’entrata per l’erario, con buona pace della “questione energetica strategica” da alcuni evocata.

I dati analizzati da Greenpeace provengono dal sito del Ministero dello Sviluppo Economico, proprio il dicastero nell’occhio del ciclone dopo le dimissioni della titolare avvenute in seguito alle note vicende di cronaca riguardanti l’inchiesta sugli impianti petroliferi in Basilicata, questioni che, del tutto marginali rispetto al referendum, penso siano comunque state in grado di riportare l’attenzione dei media sul tema per cui il prossimo 17 siamo chiamati alle urne.

Le cifre diffuse dall’ONG ambientalista riportano come entro le 12 miglia(limite che è interessato dalla consultazione referendaria),il 40% di queste piattaforme resta in mezzo al mare solo per fare ruggine, mentre il 33% delle piattaforme (sempre entro le 12 miglia )considerate “eroganti” vivacchia senza dare un euro di royalties alle casse dello Stato e degli Enti locali. 
Naturalmente leggere di persona il comunicato e la relazione rende meglio comprensibile la situazione piuttosto che limitarsi a queste brevi del sottoscritto, e per questo motivo fornisco il collegamento.

A Legnano ed in zona intanto stiamo continuando a portare la campagna di SI-SEL a favore della partecipazione al referendum, ieri si è cominciato-ma forse si tratta di una mia valutazione suscettibile di errore-ad avvertire nella sonnacchiosa città del carroccio che l’argomento ha un certo interesse per una parte dei passanti, notizia positiva a così breve distanza da un voto che richiede un impegno straordinario per il raggiungimento del quorum.

E puntuale appena si scalfisce l’indifferenza spunta anche il fronte contrario al tema del referendum: per obiettività bisogna prenderne atto e doverosamente confrontarsi con esso.
Nella nostra città ieri mi sono imbattuto in filonuclearisti(sono ancora tanti), diffidenti se non ostili nei confronti delle rinnovabili, persone che sulle questioni energetiche si ritengono “coi piedi piantati per terra” e per questo bollano come astratto(ma anche in questo caso uso un eufemismo)il futuro che vorremmo meno dipendente dai combustibili di origine fossile.

A molti di essi va riconosciuta insieme alla verve polemica comunque una disposizione almeno al dialogo, molti lo fanno per farti perder tempo altri liquidano la faccenda con battute se non peggio, ma qualcosa sta cambiando…speriamo di Sì?

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