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Il voto alla Brexit e quello referendario italiano.

GB brexit
La Gran Bretagna ha votato per l’uscita dalla UE, ed è un colpo durissimo per una idea di Europa futura,
se non fosse che questo futuro lo hanno già messo in crisi le politiche adottate a livello europeo in questi anni.
Chiaramente non ho le competenze, se non qualche affrettata lettura degli avvenimenti sui giornali, per entrare a fondo in un problema a cui solo l’avvenire (vista la novità della situazione in cui ci troviamo)e la quantità di buon senso che verrà messa in campo potranno dare una risposta,sia nelle trattative per gestire lo split sia per l’impegno necessario di ridisegnare-per me fatto  necessario- un’Unione a cui oggi un grande numero di europei stessi riservano sfiducia e indifferenza.
Quindi non esprimerò il mio “autorevole”parere per dare indicazioni o profetizzare visioni di quanto ci aspetta nei prossimi mesi, però su di un punto vorrei soffermarmi per i tre minuti di lettura che merita, cercando di legare un aspetto della Brexit con il molto più nostrano Referendum (IOVOTONO) del prossimo autunno.

Tra i tanti aspetti dell’esito post referendario britannico, alcuni delusi (anche il sottoscritto lo è, tanto per chiarire, ma non in tale misura)hanno voluto calcare la mano sulla parte di corpo elettorale che ha votato Brexit sottolineandone l’incompetenza sul tema.Additando l’ignoranza, la meschinità(un voto anti-immigrati) di coloro che si sono recati alle urne.Mettendo in alcuni casi in dubbio la stessa ragione se non di esistere,dell’applicazione nelle attuali democrazie, del suffragio universale(devono votare anche gli ignoranti?).
Altra reazioni al voto d’oltremanica che mi ha molto colpito e strettamente correlata a quella del punto sopra, riguarda l’aspetto sempre evocato dai critici nella scelta dello schieramento pro-Brexit nell’esaltare la lotta tra generazioni.
Un conflitto per fasce d’età; che da una parte ha visto la maggior parte degli anziani abitanti in contesti extrametropolitani o rurali scegliere l’uscita dall’UE con conseguenze che avranno -ipotesi verosimile ma tutta da dimostrare-meno ripercussioni per loro, mentre ad essere colpiti maggiormente sarebbero i più giovani,dinamici ,meno influenzati dai timori del cambiamento il cui voto (dati alla mano) era per il Remains.

La considerazione molto personale, superficiale, se volete facilona che sollevo riguarda un dato altrettanto evidente.
Tra gli stessi giovani (tra di essi il 70% tendenti a rimanere in Europa), recatisi alle urne la percentuale è molto più bassa di quella delle fasce più vecchie della popolazione.
La faccio breve:se confermato (si tratta di sondaggi) significherebbe che i giovani inglesi fino ai 34 anni hanno “difeso” il loro voto in percentuali molto minori di quelle con cui sono andati a votare gli over 55.
Mentre il punto che si è voluto sottolineare nell’ignoranza degli elettori(il che è avvenuto anche da noi pochi mesi fa sul Referendum legato alle “trivelle”) è legato anche alla capacità di informazione sui temi reali trattati, se la politica degli slogan ha il sopravvento su quella che ti rende consapevole, possibile che la colpa sia solo degli elettori e non della politica stessa?Per demagogia, calcolo o incompetenza?

E quindi arrivo al parallelo con il “nostro” Referendum, quello sulla Riforma costituzionale, che non avrà il risalto del voto oltremanica ma che importante lo è, eccome.
I punti nevralgici della tecnicità dell’argomento di voto (sono 47 gli articoli della Costituzione che verranno cambiati, alcuni dei quali sono già stati criticati per la complessità ad esempio la modifica dell’attuale articolo 70 della Costituzione), sul fatto che darà poteri eccessivi al premier in un parlamento ancora più obbediente e inutile ,sono già complessi per un elettorato che il premier vuole abbindolare evocando i mantra della governabilità e del taglio ai costi della politica(reali solo in minima parte).Il tutto sostenuto da una rilevanza mediatica pro-governativa senza paragoni (dal 20 aprile al 6 giugno nei tg nazionali i sostenitori del SI hanno avuto il 78% dello spazio per un totale di 8 ore.Al NO solo 2 ore e 20 minuti pari al 22%.)

Analogia con l’elettore di Brexit (e in genere con la capacità della politica di interloquire con gli elettori)riguarda la necessità di superare l’ostacolo di mirare informazioni valide in un mondo che di informazione ne produce in eccesso e non sempre di qualità: rendere comprensibile al maggior numero di elettori la reale portata della deforma Renzi-Boschi.Per non trovarsi il giorno dopo al referendum nel lamentare la scarsa attenzione e l’ignoranza sul tema.E questo già rappresenta un handicap noto che si cerca di superare con gli sforzi portati avanti nelle raccolte firme, ma che può non essere sufficiente.Dovremo inventarci qualcosa di nuovo?


I giovani sono invece elettorato difficile da portare al voto anche in Italia dove le elezioni hanno ormai imparato a convivere con alti tassi di astensionismo.Il loro coinvolgimento in un periodo di rifiuto generalizzato della politica è difficile quanto quello descritto sopra.Ma come per Brexit, chi “guadagnerà”(ovviamente ironico)dalla riforma nel futuro sono proprio loro e forse una leva per convincerli a votare, meglio se per il NO esiste.O almeno dobbiamo sperarci.

Fonte foto qui

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