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Le praterie a Sinistra del PD...

Breve considerazione dopo il voto della scorsa domenica,
una tornata elettorale che ha dato indicazioni importanti e abbastanza chiare oltre il livello locale.
Dato di fatto, a mio modo di vedere, è che le evocate praterie di elettori a sinistra del PD sono reali quanto una banconota da tre euro.
In un momento di crisi di consensi per il partito di Renzi,quasi mai ad intercettare la mobilità del voto è la sinistra o per lo meno quell’area che si dice tale.

Per esempio nel nostro capoluogo Milano, i voti attribuibili alla sinistra nella coalizione che decretò la vittoria di Pisapia del 2011 tra SEL e  Federazione della Sinistra erano oltre 46.000(il 7,80 in percentuale non contando i Verdi -che spero mi venga riconosciuto, conosco abbastanza-il cui elettorato non sempre si colloca nella sinistra-sinistra).
Cinque anni più tardi la somma aritmetica (che raramente è somma politica)di Sinistra x Milano e Milano in Comune, divisi, non arriva a 37.000 (il 7,3%).
E neppure è andata bene nelle altre grandi città visti i deludenti risultati di Fassina a Roma ed Airaudo a Torino.Non tutto è perduto, ci sono realtà nelle quali si ottengono risultati, ma sono casi*.

Come scrive Giulio Cavalli in questo post,la sinistra (anzi sarebbe meglio dire le sinistre) ha perso la connessione con il suo popolo ma in questo momento sembra immobilizzata dalla miopia delle sue letture della realtà.
Come non concordare che il progetto politico di una sinistra alternativa al PD è molto aleatorio.Ma non sono io a viverlo come tale,sono i risultati elettorali (che magari sbaglio a leggere)a suggerirlo nell’impietosirà dei numeri.

Per tornare a Milano, nel secondo turno,uno tra gli appelli principali a sostegno di Sala è stato il collante comune antifascista,visti i nomi che sarebbero tornati a Palazzo Marino nel caso di vittoria di Parisi, argomento che ha dato probabilmente i suoi frutti al ballottaggio.
Ma prima che la coalizione di Parisi facesse saltare l’idea di chi voleva che Sala pescasse nel bacino elettorale del centrodestra e dei moderati, tagliando fuori la sinistra “estrema” (estrema,quando fa comodo)mettendo paura al cdx  e costringendo la chiamata alle armi degli antifascisti,cosa si è fatto per creare un fil rouge che unisse?

Forse è mancato, almeno agli occhi dei potenziali elettori un convincente progetto politico magari basandosi sul lavoro dei cinque anni “arancioni”da quasi tutti definito positivo.
E se un esempio come quello milanese (che pure ha ancora percentuali che in provincia ci sogniamo, e ciò la dice lunga su quale prospettive abbiamo per Legnano nel 2017)non da frutti in tale senso, nella nostra città  da che parte dovremo sbattere la testa per costruire un progetto che possa sperare di crescere nel futuro? 


*Un esempio potrei rappresentarlo in una realtà che non conosco.Ma ben presente nelle cronache nazionali quale potrebbe essere Cagliari,dove il centrosinistra schierava il primo cittadino uscente, Zedda e una esperienza “arancione” idealmente più simile a quella di Pisapia che non a quella sbiadita radunatasi intorno a Sala. La vittoria al primo turno consegna comunque alle statistiche un area di sinistra definibile come tale (intorno al 10%,)che in percentuale vale tanto quanto la precedente elezione.

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