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L'Europa "che conta" sembra dia lo stop al TTIP, per il momento accontentiamoci di un "dare la precedenza".

Leggo che il vice cancelliere e ministro dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel ha rilasciato dichiarazioni dalle quali sembrerebbe che i negoziati con oggetto il trattato di libero scambio Ttip siano in buona sostanza falliti.

Questo fine agosto sembra promettere molto, dato che sempre nella stampa, due giorni dopo (ieri)mi conforta la notizia che il governo francese per bocca del viceministro al Commercio estero Fekl, di fatto rafforzi quanto il suo (quasi)omologo tedesco sostiene: sembrerebbe che Parigi intenda fermare i negoziati sul trattato di libero scambio transatlantico oggetto di trattativa tra Usa e Unione europea.
Un punto comune delle due dichiarazioni potrebbe essere la “scarsa duttilità”negoziale(“lasciano solo le briciole” è un termine usato riportato dai giornali)imputata dai due politici alla controparte a stelle e strisce.
Tuttavia il condizionale è d’obbligo.
Oggi la diplomazia quella UE in primis, (ma anche il nostro ministro Carlo Calenda) cerca di mettere “una pezza”, sia alle dichiarazioni dell’uno quanto minimizzare quelle dell’altro.I negoziati continuano.
Ed in effetti,penso che non ci possa concedere molto più che un moderato ottimismo da questa parte della barricata, dove si sostiene che il negoziato sia sbilanciato verso la liberalizzazione dei mercati a scapito delle persone e dell’ambiente.
La difficoltà nell’ambito dei negoziati possono essere spiegate,senza sperare in un ravvedimento od un cambio di indirizzo, con l’approssimarsi delle elezioni in Francia e in Germania.In quest’ultimo paese ricordo sono avvenute manifestazioni contro il trattato coinvolgenti centinaia di migliaia di persone -con buona pace degli scarsi successi ottenuti dalla mobilitazione in Italia-, un elettorato che penso non possa essere ignorato.
L’opinione pubblica, almeno quella parte che si mobilita, conta, ed ha un peso nelle urne.E buona grazia che ciò avvenga in altri paesi europei  a fronte della sconcertante mancanza di sensibilità nostrana (forse giustificata dal fatto che a dispetto delle belle parole del Governo la nostra ripresa e le prospettive nel futuro sono già abbastanza nere anche senza il TTIP).La situazione dall’altra parte dell’oceano poi, è tutta da verificare, persa in un dibattito per le elezioni presidenziali dove l’unico sostenitore autorevole del TTIP il presidente uscente Obama, non avrebbe nella Clinton un successore altrettanto convinto mentre l’avversario di quella che potrebbe diventare la donna più potente del mondo, Trump, avversa il trattato apertamente.
Molta politica e molti giochi negoziali forse, quindi aspettiamo a cantare vittoria e come sostiene la portavoce della campagna Stop TTIP Italia “Capiremo cosa accade al Consiglio Europeo di Bratislava di settembre dove, tra l’altro, si parlerà anche del preoccupante Accordo con il Canada, il CETA”.
Per il momento prendiamo atto che al trattato non è stato imposto lo STOP che vorremmo ma è rimasto temporaneamente in attesa dietro ad un “dare la precedenza” che speriamo sia foriero di un arresto definitivo.


Una fonte: da lettera 43

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