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Quando la terra trema.

Era notte fonda lo scorso 24 agosto quando il letto su cui mi sono svegliato sembrava  navigasse sull’acqua anziché poggiare sul pavimento, e per molti secondi così è stato, mentre  lo scricchiolio dei mobili più vecchi confermava -se ve ne fosse stato bisogno-che la mia non era una semplice impressione del dormiveglia.


Era il terremoto.Una scossa sussultoria scrivono i giornali, che ha fatto tremare dalle fondamenta le case.

Ed è stata la prima volta che mi sono trovato molto vicino ad un evento così devastante che cambia la vita di molti.Se dal luogo dove mi trovavo, Gubbio, distante ben oltre un centinaio di chilometri dall’epicentro del sisma che ha cancellato Amatrice (solo per citare il più noto tra i paesi colpiti), l’impressione è stata forte, posso solo immaginare quali devastazioni non solo materiali, stia lasciando negli abitanti di quelle zone.

Sto descrivendo, è chiaro, una situazione con cui volenti o nolenti, molti residenti nelle aree a rischio del paese devono convivere.Per quello che conosco della zona in cui a volte mi trovo,tra il cortonese e l’eugubino(soprattutto quest’ultima), convivere con la terra che trema è una pratica difficile ma necessaria.Non cancella la paura,ma produce anche le soluzioni che possono limitare i danni (almeno nella teoria).

Lo vedo nelle case ristrutturate con criteri antisismici, dove alleggeriscono i tetti e incamiciano i muri,nel consolidamento degli edifici storici con l'acciaio che li attraversa,e da profano, posso solo pensare che esiste il modo di mettere in sicurezza gran parte del territorio.Il che non è una pratica risolvibile a costo zero.

Noi fortunati abitanti della zona 4(noi residenti nell’ovest lombardo, insieme a molta parte del Piemonte, viviamo in zona 4-appunto- dove i rischi sismici esistono ma sono minori) abbiamo un differente approccio a questi temi, il che non ci esime dal considerarli come prioritari. 

Penso che se le soluzioni esistono, possiamo mettere un punto di cesura ai ponti sul mare e corridoi ad alta velocità.
In alternativa potremmo magari provare a realizzare le vere grandi opere per questo nostro paese? Possiamo lavorare alla messa in sicurezza, alla prevenzione, alla salvaguardia del nostro territorio?
Questo sarebbe il cambiamento che amerei vedere praticato. ma siamo in Italia, e continuare a sostenerlo (mica solo io, siamo in tanti a chiederlo)senza che si realizzi alla lunga stanca, ma rimane l’unica soluzione.

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