Quant(d)o fanno comodo i gufi?

Sinistra “Tafazziana”, gufesca,scissionista per vocazione, che non vuole governare,“masochista per fare vincere la destra”, a vocazione minoritaria, velleitaria, “radicale”(naturalmente! Ma rispetto a cosa?), chiaramente rancorosa e decisamente perdente.
Sono solo alcuni degli epiteti con cui più o meno normalmente viene etichettata la parte politica che di solito scelgo nel votare. Alcuni di essi sono estratti da frasi di politici di alto livello, altri sono correntemente utilizzati non solo negli scambi di battute, ma anche nei ragionamenti, da una consistente parte di militanti o persone che nella politica hanno passione.
E preciso: non si tratta di affermazioni solo da social, alcune sono arrivate direttamente alle mie orecchie.
Certo, esiste l’altro lato della medaglia, a sinistra non manca certo la capacità di ribattere.
Ma, fortunatamente, l’argomento del post non è stabilire chi ha più fantasia nel irridere o ad offendere.

La banale considerazione che mi pongo- a parte la poco comprensibile(o comprensibilissima) incongruenza da parte del PD di corteggiare una minoranza (la “sinistra cosiddetta radicale” di LEU)che, proprio per come viene definita o è destinata alla minoranza sterile o altrimenti a cosa? Se non a portare acqua all’enorme balena che ingoia tutto e di tutto pur di prevalere-riguarda quanto valore abbiano e quanto possano effettivamente risultare utili una serie di appelli per l'unità del centrosinistra in prospettiva di un risultato che possa prevedere un qualsiasi successo (nazionale o regionale)elettorale il prossimo marzo. 

Eh, sì ! Perché il “rischio” di una eventuale risultato positivo in una o più delle tenzoni elettorali sarebbe condizionato dai presupposti. 
Vincere è una bella cosa. Ma governare è un altra.
Abbiamo dimenticato il passato -abbastanza-recente? Governi composti da sette/otto partiti per giunta tenuti insieme -oltre che dalla legge elettorale- anche dalla garanzia(!) di centinaia di pagine di programma? Con quale risultato?  Esperienze di governo che esprimevano l’incapacità di trovare una quadra tra soggetti troppo diversi. Per giunta formatisi col non disprezzabile vantaggio di avere maturato il processo di aggregazione con tempo a disposizione, e con un leader di coalizione riconosciuto già “rodato” e di mediazione.Mica Renzi, per intenderci. 

Non è ora di lasciarsi alle spalle questi ragionamenti? Rispettare chi non la pensa come noi, ma andare avanti su due strade che per ora sono su binari differenti.
E’ chiaro che ognuno ha la sua tattica politica, a mio modo di vedere l’appello all’unità qui in Lombardia (ma anche nel resto del Paese)ha come destinatari principali gli elettori che si si trovano(o ritrovavano) nel solco del centrosinistra, più che a militanti o simpatizzanti.
Battere le suggestioni che una visione unitaria evoca in un popolo spaventato dalla vittoria della destra sarà già di per sé  difficile, ma è un tentativo da farsi.
Accontentarsi, dopo ventitré anni di governo di centrodestra, di qualcuno che può “fare meglio” le cose portate avanti fino ad ora in Lombardia è una scelta politica, ha anche delle motivazioni, ma non mi convincono
.

Personalmente preferirei cambiare molte ( e guardate che per essere uno etichettato come “radicale” mi limito: non scrivo “tutte”)delle cose fatte finora.

Commenti

ULTIMI